Anno 570, Mar di Cobalto
Il cielo era particolarmente limpido quella giornata. Una coppia di gabbiani si faceva trasportare pigramente dalla brezza che spirava da est, quella che portava la frescura tipica della fine del periodo caldo. Gli occhi castani di Markham erano fissi su di loro e seguivano distrattamente il volo senza meta dei volatili. Era stranamente tranquillo in quel momento, non che fosse propenso a far prendere il sopravvento all'ansia e al timore; non erano sentimenti che si addicevano ad un pirata, specialmente se voleva diventarne il re. Nonostante l'apparenza calma e fredda come l'acqua di lago, c'erano moltissime cose a cui stava pensando, tutto ciò che sarebbe accaduto da lì a poco, tutto quello che era successo per arrivare lì dove centinaia di ambiziosi pirati erano giunti prima di lui. Non era il momento di esitare. Anche per gli uomini con cui aveva condiviso anni della sua vita e con cui era vissuto con la stessa vicinanza e la stessa intensità che si condivide con dei fratelli, era impossibile sapere con certezza a cosa stesse pensando, a quale strategia brillante stesse macchinando, su quale desiderio di gloria stesse fantasticando. L'unica cosa più spaventosa del suo ingegno era la sua imprevedibilità , la sua capacità di cavare se stesso e i suoi uomini da qualunque situazione si fossero inerpicati spesso nei modi più pericolosi. Ma perfino il suo acume era secondo solo alla sua ambizione, al suo desiderio di fama. C'era vicino a quella fama, al potere, riusciva ad assaporare il metallo battuto del trono sulla lingua. Tutti pensavano fosse stata proprio quell'ambizione sfrenata a portarli a quel punto, dopo l'abbattimento della spietata Vela Bianca e la conquista del porto di Embar, niente li ostacolava dal loro obiettivo. Un ultimo pezzo era fondamentale per completare il mosaico che li avrebbe ritratti come la ciurma di Knubek.
Il Diavolo delle Acque era conservato nella baia sicura di Niq'baa, dove l'omonimo tempio accoglieva l'arrivo del vascello con i faraglioni di roccia bianca tipiche di questa parte delle isole. Le punte di spada rocciose spuntavano dall'acqua limpida e si facevano via via più numerosi e e grossi, mettendo il timoniere sull'attenti, così che non incontrasse la stessa sorte dei vari relitti intorno a sé. Markham si trovava affacciato sulla prua e guardava la strada verso il destino che lo attendeva farsi sempre più breve. Il resto della ciurma era sotto coperta e si stava dando alla celebrazione in onore al defunto Capitano Hubbard bevendo le provviste di rum recentemente saccheggiate. Era la terza festa di questa settimana. Per un istante gli schiamazzi provenienti dalla cantina si fecero più rumorosi, e quando si voltò per guardare, vide Robyn uscire dalla porticina che portava sottocoperta avvicinarsi verso di lui lentamente. Aveva bevuto, a dimostrarlo il rossore sulle guance dato dall'alcool. "Qui tutto solo, leviatano?" Markham si sforzava di non sorridere ma il modo in cui tentava di non biascicare gli fece abbozzare l'ombra di un sorriso. "Non mi piace quel nomignolo." Disse in tono freddo. "E perché no? é la creatura più potente dei mari, il Re delle acque nato direttamente dalle viscere di Knubek." Robyn si poggiò goffamente sul parapetto di legno in cerca di sostegno e per un istante sembrò che si fosse addormentata. "Non sono il Re dei mari. Non ancora almeno. Una volta che il Diavolo sarà nostro sarò degno di essere chiamato così. E poi ti ho detto migliaia di volte di riferirti a me come "capitano"". "Ha! Sarò a nuotare con le sardine prima che ti chiami in quel modo. Non darti troppe arie, non m'inganni. Tu ed io abbiamo vissuto le stesse cose, non importa quanto ti atteggi da nobile del nord, non sarai mai come loro. Credimi, ne ho visti tanti di quelli." A quelle parole il suo sguardo adirato si posò di scatto sulla donna. "Sei il pirata che è riuscito a sconfiggere la Vela Bianca, che ha ucciso un mostro con le sue mani e ha ereditato la nave di Hubbard. Nelle tue vene scorre il sangue di Knubek, Markham. Non ti basta tutto questo?" Conosceva la risposta, ma dirla a voce alta lo metteva a disagio.
Ricominciò a guardare l'orizzonte e la brezza che aveva rinfrescato la mattinata adesso si indeboliva. Un brivido gli fece rizzare i peli sul collo. Sta volta era la donna a fissare lui. "Lo so che per te niente sarà mai abbastanza. In verità è la cosa che odio e amo di più di te." Il suo tono si fece improvvisamente serio e il rosso sulle guance svelava di più dell'effetto del rum. Era uno di quei rarissimi momenti in cui quella ragazza così dispotica mostrava un punto scoperta della sua corazza. "Mh. E dimmi, cos'altro ami di me?" In un gesto fulmineo, la mano di Markham afferrò con delicatezza il mento di Robyn e trasse il suo viso al proprio. Non si poteva esattamente definire una bellezza, ma la durezza dei tratti tipici di chi viene dalle terre oltre le montagne di Hoksorn lo aveva catturato. La fierezza sfrontata della ragazza dai capelli corvini così simile alla sua l'aveva tenuto legato a lei. Il sottile sospiro che usciva dalle labbra semi chiuse di lei sapeva di liquore dolce e i suoi occhi spalancati tradivano un'espressione supplichevole, quasi infantile. Era bellissima, e a lui veniva da piangere. Le loro labbra si incontrarono e l'equilibrio che Robyn sembrava aver recuperato adesso la tradiva e si aggrappò all'uomo per sostenersi. Le mani di lui andarono a stringere il volto tremante della donna che dovette aprire gli occhi per un istante. Forse era l'effetto dell'alcol ma lei non si ricordava l'avesse mai baciata in quel modo. Proprio quando era riuscito a disfarsi di quel bruciore che gli stava divampando in gola e riuscì a concentrarsi sul quel bacio prima così lascivo e gradualmente più disperato, tanto da sembrare un addio, una voce stridula squillò dall'alto. La vedetta aveva avvistato il punto in cui attraccare sull'isolotto ameno.
In un solo istante tutti gli uomini della ciurma barcollarono fuori dal ponte di coperta e si avviarono rumorosamente a compiere le proprie mansioni. Quel bacio interrotto malamente lasciò un amaro nella bocca di Markham, che guardò Robyn prima staccarsi di scatto e poi allontanarsi da lui come se non fosse successo niente, subito pronta ad urlare e sbraitare comandi ai propri uomini. Anche per lui era arrivato il momento di darsi da fare e andò nella propria stanza a recuperare il necessario: indossò gli stivali più integri che possedeva e mise nel suo sacco il necessario.
Il ponte era in fermento. Gli uomini erano spinti dall'entusiasmo e dalla voce tonante di Robyn e del suo secondo, Zupp. Sapevano che finalmente le vite perse dei loro compagni e i loro sforzi sarebbero stati ricompensati, era la prima volta da molto tempo che smorfie definibili come sorrisi attraversavano i brutti volti di quei marinai. Markham però non riusciva a gioire. Non aveva mai sentito un senso di cameratismo o di appartenenza a queste persone, anche se spesso aveva dovuto dimostrare il contrario. Non era di certo un capo, qualcuno in grado di guidarli. Eppure è così che lo vedevano o almeno, questo è ciò che volevano vedere. Era fondamentale mantenere le apparenze, dissimulare. Oggi come aveva fatto tutti gli altri giorni. Quando uscì dal propria stanza fu accolto dai cenni di capo e i saluti della ciurma, e non poteva fare altro che sorridere a denti stretti. Oggi però era l'ultimo atto di quella farsa. Non avrebbe più dovuto fingere.
"è tutto pronto, capo, siamo preparati allo sbarco." Comunicò Mouron, uno dei più anziani. "Molto bene. Sarò io a guidarvi. Dì ai mozzi di portare i rampini e le sciabole. Alcuni di loro dovranno raggiungerci con le scialuppe per trasportare le scorte." Con un cenno del capo l'uomo più grande si congedò e Markham si avviò alla passerella che era stata calata sulle pietre bianche dell'isola e vide che Robyn l'aveva preceduto. "Vuoi perdere altro tempo in chiacchiere? Forza, abbiamo un trono da conquistare." La voce di Robyn scrollò via i suo pensieri e senza rispondere si incamminò verso la spiaggia di sabbia pallida che rifletteva i raggi del sole. "Avanti, uomini. Il cammino sarà periglioso e prima di accorgercene il sole sarà tramontato." Il capitano si rivolse al gruppo che disordinatamente iniziò a seguire i due capitani.
Avevano camminato ormai da meno di un'ora nel fitto della foresta che ricopriva il monticello dell'isola quando Robyn gli rivolse finalmente la parola. Si erano separati dal gruppo che li seguiva di qualche metro e l'uomo sembrava essere vittima di qualche pensiero che lo tormentava. "Cosa pensi di fare quando saremo alla Città di Hoksorn?" Markham era così concentrato nel seguire il sentiero che fu sorpreso dal sentirsi porta quella domanda. "Farò ricostruire il vascello. Rifonderemo la flotta da capo e comanderemo, ovviamente. Non siamo qui per questo?" "Certo, ma io parlavo di qualcosa di, beh...divertente." Senza neanche voltarsi verso di lei, l'uomo ridacchiò sommessamente. "E da quando a te interessa divertirti?" Robyn gli colpì la spalla con il manico della sciabola scherzosamente. "Intendevo che dato che saremo i capi potremmo fare tutto quello che vogliamo. Potremmo razziare, bere e duellare quanto desideriamo, no?" "Saremo?" Sta Markham la guardò stranito sollevando un sopracciglio. Robyn si fermò sui suoi passi per un istante e lo guardò basita. "Hey! Non dimenticarti dell'accordo che abbiamo fatto. Abbiamo combattuto insieme e comanderemo insieme. Non è questo il momento di scherzare." "Non me ne sono dimenticato. La mia parola ha un valore." Avrebbe voluto rimangiarsi quelle parole. Una conversazione simile era l'ultima cose che poteva sopportare in questo momento. "Ma ne avrà anche quando saremo in città ? Se la tua parola vale così tanto ho bisogno che tu me lo prometta." Non sapeva cosa dire. Non adesso. Non esitare adesso. Questa è la scelta giusta. Ma perché...Marciava a testa bassa e vedeva le gocce di sudore scivolare dalla fronte fino al terreno sotto li lui e borbottava sottovoce evitando di risponderle. Dopo poco Robyn perse la pazienza "Allora?! Vuoi rispondere o no?!" In uno scatto d'ira, Markham si voltò ed afferrò per le spalle la donna con veemenza. "Perché devi rendere tutto più difficile?!" Sibilò a denti stretti il capitano. Sul suo volto era dipinto un'espressione infuriata e gli occhi spalancati lo facevano sembrare un pazzo. Robyn non l'aveva mai visto in questo stato, e se non fosse stata così furente si sarebbe perfino un po' spaventata. Ma non capiva. Allontanò le mani dell'uomo dal suo corpo bruscamente e stava per chiedergli spiegazioni quando furono raggiunti dalla giovane vedetta. "Capitano! Il corvo ha avvistato un'altra strada. Proprio oltre questa radura dovrebbe trovarsi la discesa per la baia. Ci basterà farci strada tra le frasche e saremo lì in un batter d'occhio." Cercando di riprendere ancora il fiato, Markham rispose. "Tiriamo fuori i coltelli dunque."
Ancora confusa, Robyn fece finta che niente di strano fosse successo e cominciò a farsi strada tra i rami e le liane che bloccavano la strada verso il limitare dell'altura su cui avevano camminato e con non poca difficoltà , la ciurma tranciò un percorso tra la selva e la vista che li accolse fece illuminare gli occhi di tutti quei rozzi uomini. Il luccicare dell'acqua smeraldina si rifletteva sulla scogliera color avorio opposta a quella in ci si trovavano. L'acqua era così limpida da permettere di vedere i relitti di barche più e meno grandi riposare sul fondale. Audaci rami si erano infiltrati nella roccia e qualche resiliente alberello vi era cresciuto, proiettando l'ombra delle proprie foglie sulla distesa di sabbia sottostante. L'acqua era quasi completamente circondata dalla roccia, ma vi era uno spazio grande abbastanza da permettere il passaggio dell'enorme veliero che era ancorato lì; da quello che si sapeva era l'imbarcazione più grande mai costruita. A prima vista era lunga più di 300 piedi dal ponte di poppa fino al bompresso e larga almeno 100. Era completamente fatta di ebano e le assi erano scalfite da secoli di battaglie e navigazioni. Le enormi vele che un tempo dovevano essere state candide, ora erano ingiallite e sbrindellate sui bordi. I ghirigori che decoravano i fianchi del veliero e le lunghezze dei tre altissimi alberi erano ancora tinti di cremisi, conferendo a quell'imbarcazione un che di regale ed orribile allo stesso tempo.
L'intera ciurma rimase a bocca aperta e alcuni di loro si scambiarono commenti stupefatti. Tutti sembravano gioire, ma Markham sentiva l'ansia crescere incessante dentro di lui. Mai come prima aveva percepito il peso del proprio dovere come adesso. Non passò neanche il tempo necessario agli uomini di riprendere il fiato dalla salita, che si era già posizionato davanti a tutti e si rivolse a loro. "Ci siamo, è tempo di calarci giù dalla rupe e raggiungere la spiaggia. Quando saremo lì, ci accamperemo e all'alba salperemo. Ora forza, uomini. Siamo giunti all'obiettivo." Rumorosi versi di approvazione esplosero in risposta e il gruppo si accinse a calarsi con rampini e funi giù per la scogliera. Una arrivati alla spiaggia, tutti si sbrigarono a mollare zaini ed armi sulla sabbia per riposare finalmente le membra. Robyn si avvicinò al gigante d'ebano e non poté ignorare la sensazione opprimente che questo emanava. Non era mai stata superstiziosa come gli abitanti del sud e aveva sempre avuto un'antipatia per chi credeva in leggende e miti poco credibili. Il pensiero che un demone potesse nascondersi nella pancia di una nave la faceva ridere. Tuttavia non negava che il suo animo si era appesantito sempre di più da quando avevano messo piede sull'isola, e guardare la donna dalle lunghe corna ripiegate all'indietro che faceva da polena al veliero le metteva un certo senso di angoscia. "Un vascello degno del capitano più feroce dei mari." La voce rauca di Zupp la fece re di scatto . "Già , proprio così. Peccato che il capitano più scaltro dei mari non sia della tua stessa opinione..." "Parli del ragazzo-capitano? è da qualche giorno che si comporta in modo parecchio strano, mi chiedo cosa stia architettando. Qualunque cosa sia non può essere buona per il vecchio barbone che sta occupando il trono al momento." Gli occhi di Robyn seguivano Markham, il quale si trovava ad una decina di metri da loro, occupato a parlare con un mezz'ogre. "Non ne sarei troppo certa. Temo che quel trono lo vedremo solo da molto lontano." "Eh? Intendi dire che non ha intenzione di mantenere la sua parte di accordo, eh? Beh, non ne sono molto sorpreso. L'ambizione di quel ragazzo è molto più spaventosa di qualsiasi pesce cane, credimi. Appena arrivati a Hoksorn sarà meglio prendere il largo e riunire la squadra. Che ne dici? Sarà come agli inizi. Dopotutto credevo avessi lasciato il Nord per liberati dei titoli reali o sbaglio?" L'uomo rivolse un sorriso che somigliava più ad una smorfia alla giovane donna che non ricambiò. "Sembra un buon piano, Zupp." "Certo che lo è. Sappi che non importa quanti serpenti di mare quel ragazzo racconti di aver ucciso, io sarò dalla tua parte sempre, Robyn." Stavolta gli sorrise. Per quanto rude e vecchio potesse essere quel marinaio, aveva sempre avuto un particolare rispetto per lui e nutriva nei suoi confronti l'affetto che si nutre per un padre, quello che non aveva mai nutrito per il proprio.
Tutta la ciurma aveva la mani impegnate: c'era chi accendeva un fuoco per cucinare e chi montava la scala a pioli. Markham guardava la scena come se non si trovasse lì con loro. Il bruciore che si stava formando nella bocca del suo stomaco era sempre più intenso. Da ore ormai stava evitando perfino di incrociare lo sguardo di Robyn. Era un codardo ma non poteva fare a meno di pensare a quello che sarebbe successo a lei. No, non si meritava di preoccuparsi per lei. Sarebbe stata meglio senza di lui e le sue bugie. Nel frattempo il sole stava cercando rifugio dietro la scogliera che li sovrastava e la temperatura stava lentamente calando. Robyn aveva passato le ore precedenti impegnata a tracciare una rotta con i navigatori più esperti ed adesso stava di nuovo studiando l'inquietante mostro che li faceva sembrare dei nani e ancora un volta ridacchiò tra sé e sé nel pensare di quanto quei marinai fossero impazienti di salirvi a bordo ma troppo superstiziosi e spaventati da potersi avvicinare. Per fortuna credere nelle favole era una qualità hoksorniana che non aveva acquisito. Erano fermamente convinti che la figlia stessa del Dio dei Pirati vi vivesse dentro, ma lei percepiva che c'era qualcosa di molto più inquietante di quel veliero. Solo il modo in cui Markham fosse venuto a conoscenza di quel luogo era un mistero per tutti. Il comportamento così strano che aveva avuto fin dall'inizio di quella giornata era abbastanza da renderla sospettosa, e il fatto che la stesse ignorando da ore le faceva ribollire il sangue.
Il sole aveva lasciato spazio ad uno spicchio di luna, quando gli uomini interruppero la costruzione della scala a pioli e iniziarono a stendere sulla sabbia i sacchi a pelo. Come loro solito, si riunirono intorno al fuoco per svuotare un'altra botte di liquore che si erano portati dal vascello prima di coricarsi. "Capitano, non è carino non unirsi ai festeggiamenti! Forza, prima che si svuoti del tutto." Uno dei mozzi invitò Markham prima che potesse rifugiarsi nella sua tenda, e non poté fare a meno di unirsi. Si sedette accanto a Pitir, uno dei più giovani, e tutti acclamarono l'arrivo del capitano. Erano ancora in vena di celebrare, nonostante non avessero dormito molto la notte precedente e la sfacchinata che era servita per arrivare fin lì. "Ancora una volta, alzo la coppa al nostro Capitano, Assassino di Mostri e Re dei Mari! Bevete tutti per il Leviatano!" Fragorosi incitamenti rimbombarono tra le strette mura di roccia e il capitano aveva un forzato sorriso dipinto in volto. Mai come in quel momento avrebbe voluto che fosse l'indomani. "Dite, Capitano, quando che saremo alla vostra corte saremmo tutti molti ricchi, vero?" Gli chiese il giovane. "Beh, ma certo. Questo sempre se sarai in grado di non sperperare tutto in donne." Fragorose risata e sconcezze di vario genere risuonarono, ed anche il giovane rise. "Donne? Macché! Una volta a Hoksorn voglio essere il primo a scalare la torre più alta del castello della città . Voglio essere conosciuto come l'arrampicatore più famoso della storia e diventare la vedetta più abile dei mari." Pitir si alzò in piedi e scimmiottò una posa eroica prima che l'effetto dell'alcool lo facesse ricadere sul sedere. Nonostante tutti ridessero di quell'ambizione, Markham lo guardò con aria seria e realizzò per la rima volta che anche chi nella ciurma aveva il ruolo più insignificante, avevi sogni ed ambizioni come lui. Alcuni raccontavano come avevano aspettato tutta la vita per quel momento, altri che avrebbero fondato la propria flotta a difesa del regno. Sentire le speranze e i desideri di gloria di quegli uomini gli diede la nausea ed immediatamente si alzò senza neppure congedarsi dai compagni per ritirarsi nella sua tenda.
Prima che vi entrasse però, si sentì tirato per il colletto della camicia e sentì qualcosa di freddo ed affilato premergli sulla gola. "Buona sera, Robyn. Sapevo che non sei un'amante delle feste ma questo è un po' esagerato-" "Non scherzare con me. So che stai pianificando qualcosa in quella tua testaccia. Avanti, parla. E niente bugie a questo giro." La pressione della lama sul suo collo si fece leggermente più intensa e la presa con cui teneva bloccate entrambe le braccia dietro la sua schiena si era fatta più prepotente. Markham sentiva la tensione provenire dal corpo della donna premuto contro il suo, e percepiva il respiro irregolare di lei. Non gli avrebbe mai fatto del male, ma non potevi dirle la verità e neanche mentirle. "Va bene, allora. Ti dirò a cosa sto pensando." Quelle parole dovevano averla presa alla sprovvista, perché allentò subito la stretta sui suoi polsi e con un gesto veloce Markham riuscì a scivolare dalla presa, afferrarla per la mano che stringeva il pugnale e girarsi su se stesso finché non furono faccia a faccia, i loro nasi a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altro. Prima che lei potesse insultarlo parlò. "Ti dirò tutto onestamente, ma in privato." Con un cenno del capo le indicò di entrare nella sua tenda...
Ci vollero alcune ore prima che Robin crollasse dal sonno. Markham guardava il volto addormentato di Robyn poggiato nell'incavo del suo braccio e ripensò alle parole che le aveva rivolto poco prima. "Presto ci separeremo, lo so. Il pensiero delle nostre vie che si dividono mi ha assalito solo in questi ultimi giorni. Avrei voluto comandare Hoksorn con te, davvero. Ma ormai sappiamo che dividere il trono non è possibile. Quest' ultimo anno ne è stata la prova. Ho già parlato ai miei. Chiunque vorrà seguirti, sarà libero di farlo". Era stato onesto, ma perché la verità aveva un sapore tanto amaro quanto la bugia? Lei gli aveva comunicato che avrebbe incassato la propria parte e che lei e il rimanente della sua ciurma sarebbero partiti per altre avventure, lontani dalle Coste di Zaffiro. Ma avrebbero salpato per Hoksorn il giorno dopo e avrebbero dovuto combatter un' ultima battaglia insieme, contro l'esercito dell'attuale re. "È troppo presto per dirsi addio", disse lei. Aveva avuto un tono così innocente in quel momento che a Markham mancarono le parole, e non potè fare altro che baciarla. Ogni volta si stupiva di quanto quella donna così dura diventasse malleabile sotto il suo tocco, morbida quanto la sua pelle nonostante gli sfregi del mare. Alla luce fioca della lanterna, cercava di memorizzare ogni curva, ogni rientranza e neo che componeva il suo corpo. Dopotutto era l'ultima notte di quella vita che si era costriuto, e nonostante gli sforzi, il corpo nudo di Robyn sarebbe presto diventato un ricordo vago.
Nelle ore più profonde della notte, molto prima dell'alba, Markham si alzò cautamente dal giaciglio coperto che aveva condiviso con Robyn. Si fasciò l'addome e gli avambracci con delle protezioni di pelle conciata e agganciò il fodero della sua fidata spada alla cinta. Dopo essersi vestito si incamminò verso la scialuppa con cui erano state trasportate le razioni. Remando lentamente, raggiunse la spiaggia che si trovava dal lato opposto dall'alto muro di scogli e ancora prima che scendesse dall'imbarcazione, vide un falò acceso che svelava la presenza di una cinquantina di soldati in armatura di metallo scuro. Scese dalla piccola barca e si diresse verso l'uomo più alto e possente tra loro. "Capitano Markham! Vi stavamo aspettando impazienti. I miei uomini sono pronti. Voi lo siete?" Markham guardò la piccola porzione dell'orribile viso che era possibile scrutare nella semi oscurità e rispose con determinazione. "Lo sono, Ser Jakob. È ora."